mercoledì 3 marzo 2010

E l’anticlericalismo riempie gli scaffali

di Stefano Andrini
Nel cuore di Bologna, da qualche tempo, c’è odore di anti-clericalismo. Succede alla libreria Coop Ambasciatori dove sul tema è stato recentemente allestito un settore, con tanto di etichetta di riconoscimento. Davvero sorprendente in un luogo, non certo di nicchia, che tenta la sintesi tra le due anime della città: la dotta e la grassa. Affiancando le eccellenze della gastronomia ai bestseller. Eppure nel tempio della cultura di massa basta chiedere al primo infopoint e, con gentilezza e sollecitudine, si è accompagnati allo scaffale di una tematica che, a prima vista sembrerebbe interessare solo una élite. Bisogna salire al secondo piano per trovarlo.
Un po’ nascosto tra libri di religioni orientale e di scienze umane. Il catalogo, una cinquantina di titoli in tutto, è abbastanza mimetizzato. Compaiono, in ordine sparso, promesse di rivelazione sconcertanti ed esclusive: dalla Bibbia atea alla storia criminale del cristianesimo, tutto Odifreddi e tutto su cardinali e cortigiane, insieme all’immancabile reportage sull’Opus Dei segreta. I clienti che affollano la libreria non sembrano particolarmente attratti: ma, ammonisce l’ultimo numero del Regno-attualità in un articolo di Maria Elisabetta Gandolfi che si occupa della vicenda, «se il libraio decide di creare una sezione apposta da offrire all’acquirente ciò significa che tanti titoli formano una linea e che, pur essendo il sentimento anticlericale antico quanto quello clericale, oggi questa linea si fa consistente».
Quello bolognese è il primo caso in Italia, mentre Oltreoceano è un fatto assodato, visto che nelle grandi catene librarie – esempio Barnes & Noble – compare da tempo il settore "atheism" vicino a quello dedicato a cristianesimo, cattolicesimo, islam, buddismo… Annota ancora Gandolfi: «Mi domando, poi, se tra i due scaffali (l’anticlericale e il religioso) non via sia una relazione uguale ed opposta ovvero se questa parentela non sia la chiave di lettura che il mondo laico ha del fatto religioso in Italia».
L’iniziativa della libreria bolognese è uno «specchio dei tempi», commenta Andrea Menetti di Rebeccalibri, il portale dell’editoria religiosa italiana. «Il primo punto su cui interrogarsi è se la scelta di uno scaffale ad hoc nasca da una richiesta crescente o se invece abbia l’obiettivo di indurre e allargare il consumo di questo genere editoriale. L’altra grossa domanda è se questi titoli sono prodotti in maggioranza nel mondo anglosassone, in Francia o in Germania o se invece sono editi in Italia: in questo caso il discorso si fa più complesso e sicuramente non siamo di fronte ad una goliardata. Perché un conto è il giallo con le sue pur discutibili ricostruzioni: più grave invece quando si va a toccare l’essenza stessa della fede».
«Nelle librerie laiche – osserva Giuliano Vigini, direttore dell’Editrice Bibliografica – cresce il settore religioso anche perché sono molti i grandi editori che pubblicano volumi sul tema. E’ più difficile invece trovare una sezione religiosa ordinata. Tra religione, esoterismo, satanismo si rischia l’effetto suk». E la mescolanza, secondo Vigini, crea problemi di orientamento. «Prendiamo il caso bolognese. L’etichetta anti-clericalismo rischia di essere fuorviante se comprende sia i libelli polemici trainati dai passaggi televisivi sia le opere di studio sul fenomeno. Il risultato è che si rischia di relegare in una sorta di riserva queste sottosezioni. Per risolvere il problema sarebbe importante che le librerie adottassero suddivisioni più larghe come "attualità religiosa" o "i giovani e la fede", solo per fare alcuni esempi». Vigini propone infine un consiglio agli editori cattolici (4000 titoli all’anno, il secondo posto dietro la narrativa anche come tiratura) che fanno sempre fatica ad entrare nelle librerie laiche. «Anche questo è un problema di orientamento. Una top ten dei libri di cultura religiosa faciliterebbe la scelta della libreria anche sotto il profilo della classificazione delle opere».
«Se c’è uno scaffale sull’anticlericalismo» annota il sociologo Ivo Colozzi «significa che c’è una domanda crescente del mercato». E spiega così il fenomeno. «La Chiesa è diventata segno di contraddizione. Se fino a qualche tempo fa era parte integrante del nostro bagaglio culturale, ora ha spinto l’acceleratore sulla proposta e sull’identità. E questo suscita reazioni di ostilità che trovano un riverbero anche nella produzione editoriale». Secondo Colozzi la comparsa dell’anti-clericalismo nel «supermercato» dei libri non ingabbierà il fenomeno né lo renderà meno trasgressivo. «Qualsiasi tendenza culturale oggi ha bisogno del supporto mediatico. Senza l’etichetta che identifica lo scaffale anche l’anti-clericalismo non esisterebbe».
Da parte sua l’opinionista Gianni Gennari commenta: «Sorridiamo malinconicamente sul fatto indegno che, se cerchi una Bibbia o un Vangelo in una grande libreria laica, ti guardano come un estraneo e però viene ospitato tutto ciò che va contro la Chiesa. Mentre nelle librerie cattoliche trovi spesso anche i libri più laicisti e stupidi». Ma il problema vero, secondo Gennari, è intendersi su cos’è l’anti-clericalismo: «C’è quello sacrosanto che ha origine nel Vangelo ed è stato professato dai grandi santi. Una ribellione sana contro l’utilizzo della fede cristiana a scopo di potere. Ma nel caso della libreria di Bologna si va oltre l’anticlericalismo: per dare spazio soprattutto all’anti-cristianesimo e all’anti-papismo. E alla tendenza culturale che ritiene mitico e irrazionale tutto ciò che fa riferimento alla fede cristiana».
«La presenza di certe collane in libreria – aggiunge Gennari – non mi meraviglia. Ma la risposta dei cattolici non deve essere improntata alla paura cedendo alla tentazione di rispondere con esagerazioni ad altre esagerazioni. Di fronte all’anti-clericalismo le nostre armi si chiamano coraggio e mitezza, solidità e rinnovamento del nostro modo di comunicare».

da: Avvenire, 2 marzo 2010
(vedi l'articolo originale)

martedì 16 febbraio 2010

Come si diventa famosi (cose che succedono in una libreria)

Hoepli: L' hanno preso qui ma nessuno se n' è accorto
di Massimo Pisa
SI AVVICINA alla cassa centrale, piano terra, davanti alla vetrata che affaccia sulla via che porta il suo nome. «È qui che hanno preso le banconote?». No, lo sportello dove Milko Pennisi aveva appena cambiato un pezzo da 500 euro, pagandone 72 per tre libri di Eva Cantarella, Massimo Introvigne e Dacia Maraini, è il secondo da destra. Ulrico Hoepli si fa accompagnare al piano "meno 1" della sua libreria. Vuole vederli, i libri. Toccarli («No, dottore, L' ultimo simbolo era qui ma è esaurito, mi sa che era l' ultima copia quella lì». «Bene, vuol dire che in cella quel signore avrà qualcosa da leggere»). Ripercorrere la scena dell' arresto a sensazione, una sequenza da cinema andata in onda in mezzo ai clienti alle 16.15 di giovedì. «C' era folla - racconta l' editore-libraio - ma non come al sabato. Sono arrivati in dieci, poliziotti e finanzieri, sono entrati discretamente e discretamente hanno condotto tutto. L' arresto, il controllo della banconota con cui il signor Pennisi aveva pagato i libri, per verificarne il numero di serie. Sarà durato in tutto venti minuti. E nessuno si è accorto di nulla, a parte la cassiera francese che ha avuto un mezzo infarto quando le hanno detto: polizia. Tutto con grande rispetto, siamo rimasti perfino ammirati». Il nome di Milko Pennisi, fino a metà pomeriggio di giovedì, era del tutto sconosciuto al proprietario della grande libreria alle spalle di piazzetta San Fedele, ma anche a direttori, vice, commessi. Non era un cliente abituale, insomma, quel signore che era andato direttamente al piano interrato, quello dei libri di storia, a prelevare un volume sulla massoneria, uno di storia antica e uno di storia moderna, e poi pizzicato alla cassa. «Che fosse una persona importante l' abbiamo capito alla sera - prosegue Hoepli - dal telegiornale. E poi dai giornali del giorno dopo, li abbiamo sfogliati tutti. Ho letto che il signor Pennisi è laureato in Giurisprudenza, come la Cantarella, una delle autrici che aveva scelto, chissà perché. Come Berlusconi. D' acchito non potevamo riconoscerlo: non è certo Marylin Monroe, o Bill Clinton per usare un paragone meno irriverente. Un po' più invecchiato di come lo abbiamo visto poi in foto». La scena va in dissolvenza poco dopo le 17.30 di giovedì. «Ci hanno fatto firmare i verbali - aggiunge Hoepli - ci hanno ringraziato chiedendoci di restare a disposizione e così abbiamo fatto». L' eco dell' arresto, quello, non si è ancora dissolto. Viaggia sui titoli dei giornali sfogliati alle casse, sui commenti agli sviluppi della vicenda e - con un pizzico di vanità, massì - sulle foto della grande insegna Hoepli a corredo degli articoli. «Bisognerà capire, adesso - ragiona Hoepli - che effetto avrà in campagna elettorale. Come affronteranno il fatto le tv. Se è un fatto isolato o se c' è altro dietro. Lei che dice? Molto, molto interessante...».
da: Repubblica, 14 febbraio 2010, sezione MILANO, p. 2

* * *

I soldi nascosti nel bagno della libreria Hoepli
Le tangenti a Pennisi: altri imprenditori in procura
L'interrogatorio. Lui si è difeso davanti al giudice: è stato Basso a offrirmi denaro. Oggi la decisione sull'arresto

di Marsiglia Biagio
MILANO - Gli gira proprio male, a Milko Pennisi. Nel giorno in cui, davanti al gip Simone Luerti il dimissionario presidente della Commissione urbanistica del Comune di Milano ha tentato di dire che lui non ha concusso proprio nessuno ma che ha «solo ceduto all'offerta di un imprenditore», in Procura a Milano hanno bussato altri colleghi dell'immobiliarista Mario Basso. E anche loro, si intuisce, come Basso sarebbero rimasti vittima del «sistema Pennisi». Si tratta di primi «timidi contatti», si dice a Palazzo di giustizia, ma è oramai un dato di fatto che l'invito dei magistrati a farsi avanti è stato raccolto e ha sortito i primi concreti effetti. Altro lavoro, dunque, per finanza e polizia. E altri guai per Pennisi. Che davanti al giudice, ieri mattina, s'è presentato coi capelli arruffati, tono dimesso, la voce affranta. Assistito dall'avvocato Antonio Bana, l'esponente del Pdl s'è piantato le mani nei capelli e ha confessato la tangente. Ma ha subito aggiunto di non avere fatto alcuna richiesta e di non avere obbligato nessuno a pagare. Anzi, ha puntato il dito contro chi l'ha fatto arrestare, Mario Basso, sostenendo che sarebbe stato proprio l'imprenditore bresciano ad avergli offerto i soldi. Non un concussore, quindi, punito con una pena da quattro a dodici anni, ma un corrotto, punibile con una pena minore, da due anni a un massimo di sei. Chiara la strada imboccata da Pennisi, che non ha certo sorpreso il legale di Mario Basso, l'avvocatessa Daniela Covini. «Non mi stupisco delle dichiarazioni rese da Pennisi in sede di interrogatorio e riferite dal suo avvocato. È una scelta difensiva in tema di concussione, aggiungerei la più praticata anche ai tempi di mani pulite. Non ritengo di dire altro - ha precisato il legale - considerata anche la modalità dell'arresto, il comportamento e la denuncia del mio assistito». In effetti si fa fatica a comprendere perché mai Basso, la cui pratica era stata già approvata e che ha filmato lo scambio della prima tranche della tangente, avrebbe dovuto ungere il presidente di una commissione che non ha parere vincolante anche se fosse negativo. Giochi delle parti. A dire il vero ieri, quando nelle stanze di San Vittore è stato portato davanti al giudice Luerti, Milko Pennisi era ancora convinto che gli investigatori non avessero trovato le 10 banconote da 500 euro l'una, segnate e fotocopiate in procura prima del suo arresto. Era ancora convinto che finanzieri e poliziotti si fossero inutilmente persi dentro la libreria Hoepli dove lui si è precipitato subito dopo avere intascato il pacchetto di sigarette con sorpresa. «Io di soldi non ne ho presi, addosso non mi hanno trovato niente...». Ci ha provato ancora, Pennisi. Poi il giudice ha perso la pazienza e lo ha inchiodato leggendogli il freschissimo rapporto della guardia di finanza che racconta, come in un romanzo, la ricerca della mazzetta passata da Basso all'arrestato e apparentemente sparita tra le migliaia di libri del negozio. In realtà Pennisi non ha tentato alcuna fuga, al momento dell'arresto. È corso all'interno della libreria per verificare che i soldi fossero buoni e nascondere la tangente. Dove? Nel bagno del piano sotterraneo della libreria Hoepli, dietro il termosifone. Niente male, per uno alla sua «prima volta». Pennisi è stato arrestato giovedì scorso, ma i soldi sono stati ritrovati di venerdì, dopo ore e ore di faticose ricerche. I finanzieri e i poliziotti hanno dovuto rovistare tra migliaia di libri, ogni copertina poteva essere un buon nascondiglio. Ma alla fine, di scaffale in scaffale, gli investigatori sono finiti in bagno, un posto quasi introvabile. Segno che Pennisi, che ha agito molto in fretta, sapeva bene dove mettere mani e piedi. Dietro il termosifone c'erano nove banconote, la decima era stata spesa per acquistare libri. Ottanta euro di libri. Per questo nel portafoglio il colonnello della finanza gli ha ritrovato i 420 euro di resto oltre ad altri soldi che Pennisi aveva prima di arraffare la mazzetta. Facile, a quel punto, rintracciare la decima banconota segnata nella cassa della Hoepli. Anche quella è stata sequestrata, e la cassiera, stupita, ha riconosciuto in Milko Pennisi il cliente che l'aveva appena spesa. «Aveva una gran fretta...». Ha detto la ragazza. E si capisce bene il perché.
da: Corriere della Sera, 15 febbraio 2010, sezione Milano, p. 9

domenica 7 febbraio 2010

Romano Montroni
Libraio per caso
Marsilio 2009

La lettura si interrompe improvvisamente a pagina 221, quando ho da poco superato la metà del libro. Scopro con stupore, ma anche con un certo sollievo, che le pagine rimanenti sono dedicate alla trascrizione di una sorta di rassegna stampa il cui protagonista è ovviamente Montroni.
Niente di strano: il libro è una lunga autocelebrazione della carriera di uno che ha iniziato sì a fare il libraio per caso (come tutti, del resto) ma che, pur essendo diventato uno dei più importanti personaggi del panorama librario italiano, al di là di qualche aneddoto, racconta veramente poco di interessante.
Certo, le persone citate sono molte, alcune famose altre sconosciute, ma su di loro alla fine del racconto non sappiamo nulla più di quanto sapessimo all'inizio. L'impressione è che tutti questi nomi servano solo per confermare nel lettore l'idea che Montroni abbia raggiunto il suo scopo, ovvero sedere alla stessa tavola degli "intellettuali" pur essendo partito da zero. Sarà vero? E soprattutto: è a questo che deve puntare un bravo libraio?
Montroni è sicuramente un personaggio di primo piano nel mondo delle librerie, tutti lo conoscono (a parte me, prima di leggere il libro), anche l'ultimo arrivato ha letto il suo "Vendere l'anima", ma la sua autobiografia poteva essere più sobria; in fin dei conti non è che la storia della sua carriera ed il suo pubblico di lettori sarà in larga parte composto da colleghi.
Tra le righe si intuisce che l'immagine di sé che Montroni cerca di definire non è priva di ombre. La stima che i suoi collaboratori hanno nei suoi confronti è la stessa che posso avere io per il mio capo: rimane comunque il mio capo, anche quando fa e dice cose che non mi trovano d'accordo. Montroni considera una vittoria l'essere stato il primo a tenere aperto il negozio di domenica: per uno di sinistra è proprio un bel risultato ma non credo che i suoi dipendenti siano stati così orgogliosi di questo primato.
Montroni, a capo della catena delle Feltrinelli, non affronta, se non di passaggio, il problema del rapporto con le piccole librerie indipendenti. Mi sembra troppo riduttivo liquidare la questione con un semplice dualismo tra dinamici ed immobili, innovativi e antiquati. Se le librerie chiudono la responsabilità è anche delle grandi catene: non è vero che queste intercettano nuovi lettori, piuttosto esse hanno possibilità economiche non paragonabili a quelle dei loro concorrenti, e questo è tutto. Se non devi preoccuparti di come paghi le fatture alla fine del mese allora ti puoi permettere di organizzare presentazioni, fare iniziative, essere presente nella vita culturale della tua città e di conseguenza puoi allargare la tua clientela, magari stando al passo con gli sconti della grande distribuzione (il 15% di sconto sui libri significa lavorare quasi gratis, soprattutto se ti sei affidato a Fastbook che di base ti fa un 27% netto).
Insomma, Montroni è un dirigente e ce la racconta da dirigente. E' per questo forse che alla fine l'aspetto più interessante del libro rimane la storia della Feltrinelli di Bologna e della figura di Giangiacomo che emerge come un personaggio chiave della cultura italiana.

mercoledì 27 gennaio 2010

Enrico De Alessandri
Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia
Bepress 2010

Se è vero che di libri critici su Cielle non se ne vedono in giro molti, è anche vero che non sarà questo pamphlet a colmare la lacuna. L'autore insinua che vi sia una sorta di accordo tra le grandi case editrici (tutte in mano a Cielle, a suo dire) per bloccare le voci di dissenso; forse, più semplicemente, le grandi case editrici non vogliono giocarsi la reputazione con libri senza capo né coda come questo.
I ciellini stanno sulle scatole un po' a tutti, soprattutto a quelli di Azione Cattolica e alla maggior parte dei preti. Alla base di questo sentire comune c'è senz'altro un elemento di "diversità" che li caratterizza e che si manifesta in atteggiamenti di forte coesione e, diciamolo pure, di aiuto reciproco quando serve. Atteggiamenti che, a ben vedere, sono comuni a tutti i gruppi e che hanno in Cielle soltanto l'esempio meglio funzionante.
Detto questo, anch'io non sopporto i ciellini.
Eppure non posso fare a meno di notare come fin dalle prime righe di questo saggio si dia fondo al peggior repertorio di stratagemmi per mascherare, dietro un apparente rigore nell'argomentazione, una quasi totale incomprensione del fenomeno che si vuole analizzare. Succede sempre così quando si ragiona per partito preso.
La cosa più pericolosa che può fare un polemista è cercare di interpretare le affermazioni del campo avverso in modo che servano da sostegno alle sue tesi. Giusto nelle prime pagine l'autore tenta di dimostrare come Comunione e Liberazione sia una setta fondamentalista e totalitaria e cita a questo proposito un testo ciellino del 1975: «Vogliamo rimanere dentro questa chiesa, perché essa sia vera per tutti; al limite, fino a scomparire dentro di essa, fino a far coincide­re i confini del nostro Movimento con i confini della chiesa stessa». Come interpretare questa affermazione? Penso sia chiaro che Cielle, ponendosi come movimento di rinnovamento della chiesa, al pari di altri, considererà assolto il proprio compito una volta che il rinnovamento sarà compiuto e tenderà a fondersi in questa chiesa rinnovata. Naturalmente questa interpretazione presuppone almeno una minima conoscenza dei movimenti religiosi, conoscenza che l'autore non sembra avere. La sua conclusione è questa: «CL ambisce, per sua stessa ammissione, a diventare l’intera Chiesa. Nella sua totalità e "fino a scomparire dentro di essa". Mai sentito nessun altro movimento ecclesiale avanzare simili pretese con tan­ta chiarezza e determinazione». Simili forzature si ripetono ovunque lungo le pagine di questo libro.
«Il carattere settario di CL è ampiamente conferma­to da una vasta, dettagliata e soprattutto "indipen­dente" produzione scientifica svolta da autorevoli professori universitari ordinari». Gli autorevoli professori (stendiamo un velo pietoso sulla qualifica di "ordinari") sono tre, Enzo Pace, Marco Marzano e Salvatore Abbruzzese. Nonostante le ricerche in internet non sono stato in grado di trovare notizie riguardanti Franco Ottaviano (forse identificabile con il parlamentare comunista) né tanto meno Dario Zadra, il cui articolo è però ora presente su Google Books. Marco Damilano è un giornalista; gli altri nomi citati in bibliografia non si sono occupati direttamente di Comunione e Liberazione e sono stati citati, a mio modo di vedere, senza alcuna necessità. Ora mi domando: bastano alcuni titoli di tre professori universitari (Padova, Bergamo e Trento, per altro) a fare una «vasta» e «dettagliata» produzione scientifica?
Il libro non porta una sola argomentazione, non dimostra niente. Il copia e incolla di alcune affermazioni, avvolte da quest'aura di "ipse dixit" del tutto fuori luogo, viene usato per ricavare sillogismi forzati che subito diventano verità indiscusse: «Secondo il giudizio di autorevoli professori univer­sitari...».
La scelta dei termini, poi, non è certo delle più felici. Definire «collaborazionisti» i personaggi citati nel libro e rei di aver in qualche modo favorito Cielle può sembrare solo folklore; dire che una persona è «ciellina» o «vicina a cielle» senza portare lo straccio di una prova che non sia l'autorevolezza degli articoli de "La Padania" è un modo scorretto persino di fare polemica.
Ma arriviamo al nocciolo della questione. L'autore ha il dente avvelenato contro Formigoni, più che contro Cielle, per motivi personali che emergono facilmente dalla lettura della biografia dell'autore. La sospensione dal lavoro di cui si è parlato sui giornali non è che l'ultimo capitolo di una vicenda che ha origine dalla decisione di Formigoni di sopprimere un certo ente del quale l'autore era dirigente...

domenica 24 gennaio 2010

Lettura veloce

Il ragazzo avrà quindici anni, tratti somatici asiatici ma parlata tremendamente televisiva con accento milanese. Si esprime a fatica, sembra imbarazzato e invece è solo linguisticamente deprivato.
- Avreste quei libri che se li leggi impari a studiare velocemente?
Lo accompagno davanti allo scaffale.
- Lettura veloce, mappe mentali... è tutto qui.
Solita domanda:
- Qual'è il migliore?
Solita risposta:
- Cosa ti serve?
- Ho visto alla tele che ci sono dei libri che insegnano come imparare velocemente quello che c'è in un libro. Facevano vedere che uno faceva passare le pagine velocemente e alla fine sapeva tutto quello che c'era scritto.
- E tu ci credi? Guarda che questi libri non fanno i miracoli! Per studiare ci vuole tempo. Questi libri li comprano i manager delle aziende che devono imparare le cose velocemente ed altrettanto velocemente devono dimenticarsele.
- Ma io voglio avere una vita sociale!
- Beh, questi sono i libri, dà loro un'occhiata e... vedi tu.
- Ma secondo lei per studiare qual'è meglio? Quello sulle mappe mentali o sulla lettura veloce?
- Dipende: studiare cosa?
- Matematica.
Guardo una cliente che ha assistito alla scena. Non sono solo, qualcuno mi capisce. La cliente ci prova:
- Devi solo fare tanti esercizi...
Ma il problema è proprio questo: imparare alla svelta, non perdere tempo, non fare fatica. Guardo il ragazzo.
- Per studiare matematica l'ultima cosa che ti serve sono questi libri.
Vorrei aggiungere altro, ma mi trattengo.

giovedì 21 gennaio 2010

Dice: vabbè, sono matricole... e invece no!
- Avrei bisogno di sapere quali libri avete fra quelli di questa lista...
Già qui c'è qualcosa che non va perché se il criterio con cui scegli i libri è il fatto che li abbiamo disponibili in negozio significa che il tuo è solo un problema di tempo e allora delle due l'una: o sei talmente in ritardo per l'esame che va bene tutto pur di poterti presentare almeno con un libro non fotocopiato da far vedere al professore, oppure consideri sufficiente lo sbattimento di esserti allontanato per più di cinquanta metri dall'Università per comprare i libri dell'esame che hai fra quindici giorni.
Poi alzo gli occhi dal computer.
Di fronte a me ci sono un signore sulla sessantina, non molto alto, robusto e senza occhiali, la parlata sicura di uno che non si trova a disagio in mezzo a tutti questi libri, e una pelliccia con dentro una donna della stessa età ma truccata in modo da sembrare più vecchia, probabilmente la moglie.
Prendo la lista, guardo le date di pubblicazione dei libri.
- Sono tutti libri piuttosto vecchi.
- Eh, lo so, ma servono per la tesi...
- Chi dei due si deve laureare?
Al signore che ho di fronte si disegna un sorriso soddisfatto, forse pensa di aver ricevuto un complimento, come se gli avessi detto che dimostra la metà dei suoi anni. La moglie sorride dopo qualche istante, non ha capito niente ma si adegua.
- No, no, stia tranquillo, sono per mia figlia!
Così, senza un briciolo di vergogna.
Tu, genitore, vieni in libreria al posto di tua figlia a comprare i libri per la sua tesi ed invece di vergognarti come un ladro ridi e ti comporti come se fosse tutto normale. E poi mi domando: ma che razza di gente c'è adesso all'università? Come si fa a dare una laurea a... ma insomma, io giravo gli archivi della Lombardia per trovare un testamento che poi non è mai saltato fuori e non stiamo parlando degli anni Cinquanta, e questi nemmeno i libri si cercano da soli. E la cosa peggiore è che forse hai ragione, genitore, forse è diventato normale e noi vecchi librai non ce ne siamo resi conto. D'altra parte si vede, tu sei moderno e io sono uno del secolo scorso.

giovedì 14 gennaio 2010

Le vendite di Natale: un piccolo bilancio

Passate le festività, facciamo un piccolo bilancio. Il mio non sarà naturalmente un lavoro rigoroso: sono a casa mia, non ho il mecbuc sotto mano e vado a memoria. Quindi non farò la classifica dei più venduti, che serve solo a far vendere di più i soliti libri; mi limiterò a segnalare le cose che mi hanno impressionato di più.
Così a occhio la sorpresa delle sorprese è stato Vaticano S.p.A., dell'editore Chiarelettere, una delle tante inchieste sui rapporti tra Vaticano, banche finanze etc. Qualcosa di particolarmente interessante questo libro deve pur averlo avuto ma bisogna riconoscere che quando si critica la Chiesa si trova un facile successo. D'altra parte l'argomento religioso muove sempre una bella fetta di mercato se si pensa che persino il libro di Navarro-Vals A passo d'uomo è diventato un caso editoriale, e dire che lui non è certo uno conosciuto al grande pubblico. Probabilmente, a parte l'ospitata da Fazio, ha giocato molto il fatto di essere un giornalista, quindi di avere un punto di vista "laico" rispetto alle cose della fede. Oggi tutti vogliono essere "laici" e molti che si atteggiano a lettori colti preferiscono sfoggiare una copia di un libro di Navarro-Vals (pubblicato da Mondadori) piuttosto che un Ratzinger pubblicato da Queriniana.
A metà tra il gossip e il libro religioso è A un passo dal baratro di Paolo Brosio, famoso giornalista e conduttore, sparito da un po' di tempo dalla televisione e ricomparso in veste di scrittore convertito. La sua testimonianza ha fatto centro, un po' per la bella copertina del libro ma soprattutto, credo, per la sincerità del racconto.
Altro libro andato più volte esaurito è stato Le due guerre di Caselli, pubblicato da Nottetempo. Anche questo libro si inserisce in quello che ormai è un genere ben definito, il libro sulla criminalità ma nonostante l'argomento ed il sicuro richiamo del personaggio, per vedere il libro decollare è stata necessaria la marchetta da Fazio.
Una delusione, in termini di vendite, è stato il libro di Martini Qualcosa di così personale. Prevedibile che l'argomento, la preghiera, non avesse quella presa che poteva avere il libro precedente ma mi sarei aspettato di più. Sempre tra i religiosi non pervenuti i libri di Enzo Bianchi e quelli su Madre Teresa.
Di Vespa non ho sentito parlare (in libreria, naturalmente), segno che ne avevamo copie in abbondanza e che certo non è stato uno dei migliori.
Grossa delusione per Eco ed il suo ambizioso La vertigine della lista, partito male ed affossato definitivamente dalla terribile ospitata da Fazio del suo autore: una simile esibizione di arroganza intellettuale mi ha fatto ricredere sul suo conto. Già che siamo in tema di intellettuali parliamo anche di Galimberti. Lui, se non sbaglio, da Fazio non ci è andato. Troppo popolare, meglio Augias o la tribuna di Santoro che lo definisce «uno degli uomini più intelligenti di questo Paese». Ho ascoltato i suoi interventi televisivi e li ho trovati superficiali al limite del qualunquismo; d'altra parte io mi guardo bene dal giudicare le idee di uno degli uomini più intelligenti di questo Paese. Certo che se il suo libro I miti del nostro tempo è dello stesso tenore del suo intervento, se uno come lui viene considerato un intellettuale, si salvi chi può.
Che dire dei libri per ragazzi? Quest'anno non ci sono state grandi uscite, a parte il solito Geronimo Stilton. Il cofanetto di Harry Potter credo non sia andato male ma era costoso e graficamente molto diverso dagli "originali". Alla fine la sorpresa, almeno per me, è stato Il piccolo principe in versione Pop-Up anche se difficilmente collocabile come target.