mercoledì 17 luglio 2013

Una mia collega è appena tornata dalle ferie e ci ha annunciato, tutta contenta, che a fine mese se ne va. Ha trovato lavoro in una piccola libreria, aperta da poco e con poco personale. Dato che io e lei abbiamo parlato spesso di come vanno le cose nell'ambiente, mi sono molto stupito della sua scelta. Certo, non è che il posto dove siamo sia una botte di ferro: stipendi a singhiozzo, straordinari non pagati, flessibilità oraria praticamente totale, tutto dovuto e se le cose vanno male la colpa è nostra. Tutti i negozi funzionano così e con la scusa della crisi le cose stanno peggiorando. Non c'è riforma del lavoro che tenga, o contratto, o sindacato che possa intervenire nel momento in cui il tuo superiore ti viene vicino e ti dice che ha bisogno che ti fermi un ora in più e quest'ora la recuperi quando si può, cioè forse fra tre mesi. Cosa fai, dici di no? Lo sai che siamo tutti sulla stessa barca e che se rifiuti metti in difficoltà tutti?
Se queste sono le cose che non ti stanno bene, le ho sempre detto, allora non ti illudere perché in qualsiasi altro negozio troverai una situazione uguale, se non peggiore. Figuriamoci in un piccolo negozio, col proprietario che ti sta sempre addosso e guarda l'incasso ogni dieci minuti.
Ecco perché mi ha stupito la sua scelta. Sono molto preoccupato per lei perché è una di quelle che crede nel mestiere di libraio, che difende il libro di carta "perché ha qualcosa in più", insomma una un po' idealista. Io vedo un mercato del libro che si sta trasformando rapidamente, i negozi chiudono e tutto si sposta on line, le recensioni, i consigli, gli acquisti. I lettori diventano i librai del futuro, danno consigli sui social, determinano la fortuna di un libro indipendentemente da quello che succede nelle librerie fisiche. La parte tecnica del nostro mestiere (conoscere gli editori, chi li distribuisce, saper fare una bolla di carico o una resa) tra poco non servirà più a niente perché i libri passeranno direttamente dall'editore al lettore.
Insomma io non vedo un grande futuro per questo mestiere. Secondo me avrebbe fatto molto meglio a restare dov'era, oppure a cercarsi un lavoro diverso, ma una piccola libreria no. Tutto ma la piccola libreria di quartiere proprio no!

1 commento:

María Cordero ha detto...

Salve, grande lei e le sue observazione. Io non mi dedico a questo mondo delle librerie, sí ho avuto sperienze come libraia in Spagna, da dove vengo, ma come lei penso che il libro si vende meglio tramite internet, non solo quello dal e'book anche quello fisico.
Ma le librerie adesso per sopravivere devono fare altre che vendere dei libri, pure fare di enti culturali.
Un saluto,
María José