lunedì 3 gennaio 2011

Il proposito per il 2011

Va bene, adesso basta. Lo so, tutto questo non depone a mio favore, la mia immagine ne uscirà un po' ammaccata perché non è certo da persone mature ma insomma ci sono cose che a un certo momento vanno fatte. E io, mister "5 CUD in 5 anni" sono uno che certe cose ha imparato a farle e a farle al momento giusto, anche contro il suo carattere. Quindi è deciso: da domani si aggiorna il curriculum, si raccolgono gli indirizzi e... si ricomincia.
Oggi sono tornato in libreria dopo una settimana di ferie, probabilmente le meno meritate della mia vita. Una settimana di pranzi, cene, stanze riordinate, fogli appallottolati e (pensa un po') scaffali della libreria di casa messi a posto. Scrivania libera. Ubuntu reinstallato su un nuovo hard disk, pc tirato a lucido. Piccoli lavoretti che attendevano da anni: fatti. E poi un po' di tempo per leggere i miei libri e per sentire che la mia vecchia ferita si stava piano piano riaprendo, autolesionismo puro e irresistibile. Perché il mio lavoro non è questo, il mio lavoro è un altro. Io sono un insegnante e un insegnante, per definizione, deve insegnare. Altro che vendere libri.
Si trattasse almeno di fare cultura, capirei. Ma questo è commercio della più bassa lega e non mi si venga a dire che vendere libri non è come vendere pentole: è esattamente la stessa cosa con in più l'aggravante che chi vende pentole crede nel suo prodotto, io no. Io so che buona parte dei libri che vendo non verranno letti; so che questo è probabilmente un bene, visti i titoli; so che tutti comprano le stesse cose per un bisogno indotto dalla televisione o dai giornali. Leggete questo: e tutti corrono. Leggete quello, leggete quell'altro...
Oggi, dopo neanche un'ora, ho detto ad un collega, l'ultimo arrivato e forse uno dei più svegli di tutto il negozio: «Io al Natale prossimo non ci arrivo». Risposta: «Neanch'io». Avrei preferito un finale da eroe solitario, invece mi toccherà vedere un novellino che mi batte sul tempo.
Telefonate assurde di studenti che il 3 di gennaio si svegliano e si accorgono di non avere i libri per l'esame; una madre che ordina i libri per sua figlia che è su un autobus di ritorno da Barcellona; un tizio di Brindisi che dopo avermi detto che sul sito della mia libreria il libro che cerca è dato esaurito e non ordinabile mi chiede candidamente se può ordinarlo; e tutto questo in meno di un'ora. Ho detto a un altro collega: «Se va avanti così finisce che ammazzo qualcuno» e lui: «Ieri ho visto "Fascisti su Marte", una figata!"».
E' arrivato il momento di cambiare zona, forse cambiare vita.

4 commenti:

filoglotta ha detto...

Tu sei DAVVERO sicuro di voler entrare nel girone infernale della scuola? :-|
Personalmente non vedo l'ora di uscirne...starci è esiziale, ma nemmeno (ri?)entrarci è facile; dipende certo dalla tua materia, certo che qui la coda è lunga, i tagli sono voragini e le prospettive nerastre...
Scusa la botta di vita :-) Buon anno!

lememoriediunlibraio ha detto...

Quando finisci l'università devi prendere quello che trovi, dicono. Ed io così ho fatto. Adesso mi domando se sia il consiglio giusto da dare. D'altra parte l'erba del vicino...
Buon anno anche a te.

Giò ha detto...

Non so a che punto sei con i tuoi propositi visto che siamo a marzo ma io continuo con il mio consiglio disinteressato(?!): dovresti scrivere un libro.
Non so se questo può essere gratificante per te in qualche modo ma io sono una abbastanza pigra nel lasciare messaggi sui vari blog che seguo ma i tuoi post mi piacciono e mi ispirano a scrivere sempre la mia opinione.
Io credo che nella vita c'è un motivo per cui ci troviamo in un certo posto. Il motivo per cui fai il libraio? Semplice! Per avere l'opportunità di scrivere su questo.

lememoriediunlibraio ha detto...

In due parole, cambiare mestiere per ora è piuttosto difficile (in fin dei conti non dipende da me...) ma sono stato ad un passo dal cambiare libreria.
Nel frattempo proprio oggi il mio giovane collega ha trovato il coraggio di dire al capo che se ne va: uno dei momenti più difficili della mia vita, ha detto, e non fatico a credergli.
Quanto allo scrivere un libro... ci ho pensato. Così darei il mio modesto contributo al collasso del mercato editoriale italiano, e non sarebbe male.